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Le bolle si fermano. L’oro no

08 Gennaio 2026

Le bolle si riconoscono da un dettaglio preciso: quando i prezzi salgono troppo, chi ha il compito di proteggere il sistema si ferma.
Nel caso dell’oro, sta accadendo l’opposto. Anche dopo i massimi storici del 2025, le banche centrali e gli Stati continuano ad accumulare riserve auree: un chiaro segnale che non stanno reagendo a un’emergenza temporanea, ma adattando le proprie riserve a un nuovo equilibrio di lungo periodo.

Questa scelta, silenziosa ma coerente, è ciò che distingue una fase speculativa da un cambiamento strutturale. Ed è il motivo per cui il 2026, più che l’anno di una correzione, viene osservato come l’anno della consolidazione.

 

DAL COMPORTAMENTO AI NUMERI: COSA STANNO FACENDO DAVVERO LE BANCHE CENTRALI

Per capire perché l’oro non si stia comportando come una classica bolla, bisogna guardare a chi lo sta acquistando e in quali quantità.
Negli ultimi anni, le banche centrali hanno assunto un ruolo centrale nella domanda globale, con volumi che segnano una discontinuità rispetto al passato.

Secondo i dati ufficiali del World Gold Council, gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali hanno superato la soglia delle 1.000 tonnellate annue a partire dal 2022, più del doppio rispetto alla media del decennio precedente.

È un livello che, storicamente, si registra solo in fasi di forte instabilità.
La differenza, oggi, è che questi acquisti proseguono anche dopo il rialzo dei prezzi, e non si sono arrestati nemmeno nel 2025, quando l’oro ha già raggiunto nuovi massimi.

Questo dato cambia la lettura del mercato:
non si tratta di una corsa speculativa legata al prezzo, ma di una scelta di lungo periodo nella gestione delle riserve.

 

ACQUISTI NETTI DI ORO DELLE BANCHE CENTRALI

(dati ufficiali e stime consolidate)

Anno Acquisti netti globali
2022 ~1.080 tonnellate
2023 ~1.037 tonnellate
2024 ~1.089 tonnellate
2025* ~850 – 1.000 tonnellate

* Il dato 2025 è basato su comunicazioni trimestrali ufficiali e stime consolidate; il valore definitivo viene pubblicato nel report annuale completo.

Chiave di lettura: tra il 2010 e il 2020, gli acquisti medi annui si collocavano tra 400 e 500 tonnellate. La sequenza 2022–2025 rappresenta un cambio di scala, non un’eccezione.

 

CHI COMPRA ORO OGGI (E PERCHE’ CONTA)

Accanto al volume complessivo, è significativo osservare quali paesi stanno rafforzando le proprie riserve.
Negli ultimi anni, i maggiori acquisti arrivano sia da grandi economie consolidate, sia da paesi emergenti che puntano a ridurre la dipendenza dalle principali valute.

 

RISERVE AUREE UFFICIALI – PRINCIPALI PAESI (STIMA 2025)

Paese Riserve auree totali
Stati Uniti ~8.133 t
Germania ~3.352 t
Italia ~2.452 t
Francia ~2.437 t
Cina ~2.300 t
Russia ~2.330 t
India ~880 t
Polonia ~390 t
Turchia ~540 t

Fonti: World Gold Council, IMF, comunicazioni ufficiali delle banche centrali.

 

QUANDO CAMBIA IL COMPORTAMENTO DEGLI STATI, CAMBIA IL RUOLO DELL’ORO

Il dato più rilevante non è solo quanto oro viene acquistato, ma perché questo avviene in modo così persistente.
Quando una banca centrale accumula oro, non sta cercando rendimento. Sta cercando stabilità, neutralità e tempo.

In un sistema finanziario sempre più frammentato — tra tensioni geopolitiche, debito crescente e politiche monetarie meno prevedibili — l’oro torna a svolgere una funzione che va oltre il ciclo economico: ridurre la dipendenza da decisioni esterne.

Non a caso, una parte significativa degli acquisti recenti arriva da paesi che stanno riequilibrando le proprie riserve, affiancando all’esposizione valutaria un asset:

  • privo di rischio di controparte
  • non legato a una singola area geopolitica
  • riconosciuto e liquidabile ovunque nel mondo

È una logica di protezione del sistema, non di scommessa sul mercato.

 

PERCHE’ QUESTO NON ASSOMIGLIA A UNA BOLLA

Le bolle seguono uno schema ricorrente: partecipazione crescente, aspettative di guadagno rapido, uscita degli attori più prudenti.
Nel caso dell’oro, sta avvenendo l’opposto.

Gli attori più prudenti — Stati e banche centrali — non stanno uscendo.
Stanno consolidando.

Questo non significa che il prezzo non possa oscillare. Significa che la funzione dell’oro non è più legata solo alla fase di crisi, ma a una ridefinizione più ampia del concetto di riserva.

È qui che il 2026 smette di apparire come un punto di svolta speculativo e assume il profilo di un anno di assestamento: meno euforia, più struttura.

 

COSA INDICA QUESTO SCENARIO, IN CONCRETO

Senza entrare in previsioni di prezzo, il messaggio che arriva dai dati è chiaro:

  • l’oro viene trattato come componente stabile, non come copertura temporanea
  • la domanda istituzionale riduce la probabilità di un disimpegno improvviso
  • il tempo diventa la variabile centrale, più del timing

In questo contesto, l’oro recupera una funzione che negli ultimi decenni era rimasta sullo sfondo: essere una riserva che non dipende dalla fiducia in qualcun altro.

 

UNO SGUARDO OLTRE IL DATO

Per chi osserva il mercato dall’esterno, questi movimenti possono sembrare lontani. In realtà, indicano una direzione precisa:
quando il sistema diventa più complesso, gli strumenti semplici e solidi tornano centrali.

È anche per questo che l’oro, pur attraversando fasi di volatilità, continua a essere considerato un riferimento nel tempo lungo. Non perché prometta risultati immediati, ma perché riduce l’esposizione all’incertezza.

 

Per comprendere come inserire l’oro fisico nel proprio portafoglio e quali strumenti esistono per costruire una strategia nel tempo, può essere utile leggere “Investire in oro pro e contro: guida #1 per proteggere i tuoi risparmi nel 2025”  disponibile sul blog di Helior, dove si confrontano vantaggi e rischi delle diverse opzioni e si guida il lettore alla scelta più adatta al proprio profilo.

Fonti ufficiali

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