Dal 2022 al 2025 oltre 4 milioni di chili di oro fisico sono entrati nelle riserve ufficiali di tutte le banche centrali del mondo. Un cambiamento strutturale rispetto al decennio precedente.
1.082.000 chili nel 2022.
1.037.000 chili nel 2023.
1.044.600 chili nel 2024.
863.300 chili nel 2025.
Sono i quantitativi di oro fisico acquistato nel complesso da tutte le banche centrali del mondo, secondo i dati ufficiali del World Gold Council.
Non si tratta di stime né di previsioni. Sono acquisti effettivamente registrati nelle riserve ufficiali. E numeri di questa portata raccontano un cambiamento che va ben oltre l’andamento del prezzo dell’oro: raccontano una trasformazione nella gestione della stabilità monetaria globale.
Se si osserva il totale cumulato del quadriennio, si supera la soglia dei 4 milioni di chili di oro entrati nei caveau ufficiali. Un dato che, da solo, basta a segnalare un’accelerazione storica nella politica di riserva delle principali istituzioni monetarie.
UN CONFRONTO CHE CAMBIA PROSPETTIVA
Per comprendere la portata di questi dati è necessario osservare il passato recente.
Nel decennio 2010-2021, le banche centrali nel mondo acquistavano in media circa 473 tonnellate di oro all’anno, come riportato nei report Gold Demand Trends. Un ritmo costante ma contenuto, coerente con una fase di relativa stabilità finanziaria, tassi d’interesse compressi e un sistema monetario ancora fortemente ancorato alle principali valute di riserva internazionali.
Dal 2022 in avanti il quadro è mutato radicalmente.
Nel 2022 gli acquisti netti complessivi sono saliti a 1.082,0 tonnellate.
Nel 2023 si sono attestati a 1.037,0 tonnellate.
Nel 2024 hanno raggiunto 1.044,6 tonnellate.
Nel 2025 gli acquisti si sono attestati a 863,3 tonnellate, consolidando un livello strutturalmente più elevato rispetto alla media storica del decennio precedente.
In termini semplici: per tre anni consecutivi le banche centrali hanno acquistato oltre il doppio dell’oro rispetto alla media 2010-2021. Non un rimbalzo tecnico, ma una tendenza persistente e coerente nel tempo
.
UN CAMBIAMENTO STRUTTURALE, NON EPISODICO
Il grafico rende evidente ciò che i numeri già suggeriscono: non siamo di fronte a un picco isolato, ma a un cambio di regime nella gestione delle riserve ufficiali.
Le banche centrali non operano sull’onda dell’emotività dei mercati. Le loro decisioni sono il risultato di valutazioni di lungo periodo, legate alla stabilità finanziaria, alla solidità delle riserve e alla protezione da rischi sistemici.
Le indagini periodiche del World Gold Council evidenziano che tra le motivazioni principali dell’aumento delle riserve auree vi sono:
- la necessità di diversificare rispetto alle valute di riserva tradizionali;
• la crescente attenzione ai rischi geopolitici e alle tensioni commerciali internazionali;
• la riduzione dell’esposizione ad attività finanziarie soggette a controparte;
• la ricerca di un asset che mantenga valore anche in scenari di instabilità monetaria.
A questi elementi si aggiunge un contesto macroeconomico caratterizzato da livelli record di debito pubblico globale, da una maggiore volatilità valutaria e da un progressivo riequilibrio tra blocchi economici. In tale scenario, l’oro viene percepito come un’attività priva di rischio di credito e indipendente dalle decisioni di singole autorità politiche o monetarie.
In parallelo, i dati ufficiali pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale confermano l’incremento strutturale delle componenti auree nelle riserve ufficiali, rafforzando l’idea che non si tratti di una scelta temporanea ma di una ridefinizione delle priorità strategiche.
L’oro torna così a occupare una funzione centrale nelle politiche di riserva: non per la promessa di rendimento, ma per la sua capacità di preservare valore in scenari complessi.
UN SEGNALE CHE MERITA ATTENZIONE
Quando istituzioni monetarie di Paesi diversi, con interessi geopolitici differenti, convergono nella stessa direzione, il messaggio è chiaro: la percezione del rischio globale sta cambiando.
E quando cambia la percezione del rischio delle banche centrali, cambia anche l’equilibrio delle riserve su cui si fonda il sistema finanziario internazionale.
Non è un movimento rumoroso.
Non è una scelta comunicata con enfasi.
È un processo silenzioso, ma profondamente strategico.
Le banche centrali non inseguono il breve periodo: costruiscono protezione, equilibrio e stabilità nel tempo. Quando decidono di rafforzare le proprie riserve auree in modo così significativo, stanno riconoscendo che il contesto globale richiede strumenti solidi, indipendenti, non legati alla promessa di alcuna controparte.
L’oro, in questo scenario, non rappresenta un’opinione.
Rappresenta una scelta di prudenza.
Comprendere questo passaggio significa andare oltre il dato numerico e cogliere il segnale strutturale che sta attraversando il sistema monetario internazionale.
Per comprendere più a fondo il ruolo dell’oro nella ridefinizione degli equilibri monetari e nella gestione delle riserve strategiche, puoi leggere il nostro approfondimento nella sezione Blog di Helior sui paesi maggiori produttori di oro nel mondo nel 2025 : https://www.helior.blog/paesi-produttori-di-oro/
Fonti
- World Gold Council – Gold Demand Trends
https://www.gold.org/goldhub/research/gold-demand-trends - Fondo Monetario Internazionale – Official Reserves Data
https://data.imf.org